{"id":1338,"date":"2022-11-02T09:08:42","date_gmt":"2022-11-02T05:38:42","guid":{"rendered":"http:\/\/iritmag.ir\/it\/?p=1338"},"modified":"2022-11-02T09:36:07","modified_gmt":"2022-11-02T06:06:07","slug":"magazine51-item8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/magazine51-item8\/","title":{"rendered":"Il tessile ha fatto la storia e resta uno dei pilastri dell\u2019economia"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"post\" data-elementor-id=\"1338\" class=\"elementor elementor-1338\" data-elementor-settings=\"[]\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-section-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-element elementor-element-479c195 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default elementor-section elementor-top-section\" data-id=\"479c195\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t<div class=\"aux-parallax-section elementor-element elementor-element-5653279 elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column\" data-id=\"5653279\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap  elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c7ff83a elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c7ff83a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\"><p style=\"text-align: justify;\">\u201cA questo punto, a costo di interrompere il filo del discorso, viene spontaneo un confronto tra il destino dell\u2019Inghilterra e quello dell\u2019Italia. L\u2019Inghilterra si ritrov\u00f2 tra le mani ottima lana quando (nel Medioevo) la lana era la materia prima pi\u00f9 ricercata; (\u2026). In contrasto l\u2019Italia ebbe poca e grama lana nel Medioevo, pochissimo e gramissimo carbone nella Rivoluzione Industriale, e pochissimo e gramissimo petrolio nell\u2019epoca corrente: in compenso ebbe sempre abbondanza di marmo (per i suoi monumenti)\u201d.<\/p><p style=\"text-align: justify;\">Per parlare della storia del tessile potremmo cominciare da questo celebre brano del geniale \u201cAllegro ma non troppo\u201d, il saggio satirico ma scientifico a modo suo del grande economista italiano Carlo Maria Cipolla, che sorridendo insegna alcune grandi verit\u00e0.<\/p><p style=\"text-align: justify;\">Il tessile \u00e8 uno dei pilastri dell\u2019industria moderna, tradizionalmente gli studiosi la indicano assieme all\u2019invenzione delle fonderie e all\u2019energia a vapore come i tre fattori della Rivoluzione industriale inglese. Ce n\u2019\u00e8 un quarto, ed \u00e8 il dominio coloniale: noi europei amiamo pensare che lo sviluppo economico proceda da noi verso gli altri continenti, per cerchi concentrici successivi, convinti come siamo di abitare nel picco della civilt\u00e0; ma le cose sono un po\u2019 pi\u00f9 complicate.<\/p><\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-element elementor-element-fccdd1e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default elementor-section elementor-top-section\" data-id=\"fccdd1e\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t<div class=\"aux-parallax-section elementor-element elementor-element-5488b79 elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column\" data-id=\"5488b79\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap  elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2bd8c90 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"2bd8c90\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-image\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img width=\"1000\" height=\"664\" src=\"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/1...jpg\" class=\"attachment-large size-large\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-element elementor-element-b8385b0 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default elementor-section elementor-top-section\" data-id=\"b8385b0\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t<div class=\"aux-parallax-section elementor-element elementor-element-c529aca elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column\" data-id=\"c529aca\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap  elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8578a7f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"8578a7f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\"><p style=\"text-align: justify;\">Non troppo tempo fa, diciamo fino a tutto il XVII secolo, era l\u2019India il principale polo dell\u2019industria tessile: la produzione indiana di tessuti era la protagonista del commercio mondiale, in Asia, in Africa, e in Europa, che importava tessuti indiani, soprattutto di cotone. L\u2019Inghilterra, peraltro, aveva un primato nei tessuti di lana, che erano i pi\u00f9 usati dagli europei. Oggi, noi preferiamo il cotone, mentre usiamo la lana solo in inverno e per certi capi: l\u2019espansione coloniale inglese in India ha a che fare con il controllo della materia prima, la stoffa, mentre la produzione del prodotto a maggior valore aggiunto, cio\u00e8 il capo finito, venne gradualmente accentrata in Inghilterra, ed eventualmente riesportata in India e in tutto il mondo. Cos\u00ec si costruisce un impero, senza dimenticare il controllo dell\u2019Egitto, l\u2019altro grande produttore mondiale.<br \/>Anche la guerra civile americana non si capisce senza pensare all\u2019importanza del cotone: e del passaggio da una semplice produzione di materia prima con manodopera schiavistica, base di una societ\u00e0 statica e poco moderna, ad un\u2019economia industriale in cui la materia prima potesse finalmente venir trasformata in prodotti finiti. Insomma, senza Lincoln non solo non si sarebbero liberati gli schiavi, ma non avremmo avuto le icone della moderna industria americana, i blue jeans, le tshirt\u2026<br \/>S\u00ec, qualcuno ricorder\u00e0 che i primi blue jeans usavano una tela forse inventata a Genova, detta blu di Genova e poi blue jeans: ma quello che conta \u00e8 il potenziale industriale per produrre e vendere, e l\u2019idea vincente per trasformare un pezzo di stoffa in un capo finito, il cui valore \u00e8 anche immateriale: quando compriamo, per esempio, un jeans Levi\u2019s non compriamo solo una stoffa, ma il Far West, le cavalcate, Marlon Brando e James Dean: storia, leggenda, cinema e marketing, assieme a un sistema di produzione che permette al consumatore globale di trovare lo stesso identico paio di jeans a Milano, a Roma, a Tokyo, a Buenos Aires. Se no, 150 euro per un paio di brache da vaccaro in cotone rustico non si spiegano: e invece.<br \/>Diversa la storia italiana: perch\u00e9 noi un\u2019industria tessile l\u2019abbiamo avuta, e l\u2019abbiamo, ma su scala infinitamente minore. Prima di tutto per lo scarso controllo delle materie prime: non molta e non eccellente la lana italiana, e niente cotone, n\u00e9 locale, n\u00e9 conquistato oltreoceano.<br \/>La tradizione italiana dell\u2019artigianato di lusso ha avuto la seta: un\u2019altra storia avventurosa, che anche stavolta ci ricorda come non sia vero che l\u2019Europa sia il centro del mondo. La seta era dei cinesi: sin dall\u2019antichit\u00e0 la vendevano fino in Italia, e parliamo addirittura degli antichi romani, che non avevano per\u00f2 il dominio di alcunch\u00e9, e quindi acquistavano a carissimo prezzo, in oro, l\u2019esotico prodotto giunto fino alle rive del Mediterraneo attraverso un complesso sistema di carovane e di intermediari, che riportavano indietro, ai cinesi, l\u2019oro di quei buzzurri europei, gente che vestiva di lana grossa e pellicce, figuriamoci.<br \/>Qui c\u2019\u00e8 una delle prime storie di spionaggio industriale; sembra proprio accertato che due monaci cristiani e asiatici, giunti in pellegrinaggio a Costantinopoli, citt\u00e0 piena di chiese e luoghi santi, abbiano rivelato il trucco dei bachi da seta a un imperatore cristiano: religione e affari, pellegrinaggi e favori politici. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi che, tempo dopo, l\u2019imperatore cinese abbia bandito i cristiani, considerati inaffidabili agenti stranieri. Ma intanto il baco da seta era arrivato, e l\u2019Italia, dal Medioevo divent\u00f2 il primo centro di produzione della seta. Attenzione: non diventi una potenza mondiale con la seta, al massimo fai una produzione limitata per clienti aristocratici anche stranieri, e questa, come sappiamo, \u00e8 in effetti la tradizione italiana. Anche se le cose cambiano, e con l\u2019invenzione della seta artificiale e lo sviluppo industriale dei paesi asiatici, la seta italiana \u00e8 diventata poco pi\u00f9 che un elegante relitto, e i marchi italiani si limitano, in gran parte, a porre il loro prestigioso marchio su tessuti di nuovo di provenienza orientale.<br \/>Geni e cialtroni, gli italiani, l\u2019altra tradizione nazionale sta all\u2019estremo opposto, nel riciclaggio dei cascami e degli avanzi.<br \/>Non si pu\u00f2 negare che la parola \u201cmagliaro\u201d ha un suo peso simbolico, letterario: non solo \u00e8 stato per un certo periodo storico, diciamo il secondo dopoguerra, un mestiere identificato, a torto o a ragione, con gli emigranti italiani che raccoglievano e riciclavano in Germania, Svizzera, Francia avanzi e scarti, battendo i mercatini ambulanti. Un\u2019identificazione, quella tra magliari e italiani, che abbiamo introiettato con senso di colpa: oggi che i magliari sono (quasi) spariti, il richiamo a \u201cnon fare i soliti magliari\u201d risuona allarmato nei gruppi di turisti italiani all\u2019estero, a scongiurare brutte figure e litigi inutili. Eppure, quella della rigenerazione dei tessuti, a partire dalle scorte sprecate e abbandonate dall\u2019esercito americano dopo il 1945, ha una sua nobilt\u00e0, che \u00e8 stata, per esempio, alla base della rinascita di un polo industriale di tutto rispetto come quello di Prato, che aveva alla base della sua filiera produttiva la raccolta su grande scala dei \u201ccenci\u201d, cio\u00e8 gli abiti usati e gli scarti di lavorazione, ritrasformati in filo e in tessuto.<br \/>Oggi, il tessile italiano affronta sempre nuove trasformazioni: l\u2019alta moda italiana non impiega che pochi tessuti \u201cmade in Italy\u201d, il suo valore aggiunto \u00e8 essenzialmente immateriale, design e prestigio della firma, che costituiscono comunque il vero valore aggiunto della moda italiana. Al tempo stesso, la delocalizzazione della produzione sembra oggi cominciare a incontrare le prime resistenze: l\u2019elezione del protezionista Trump alla Casa Bianca ha qualcosa a che fare con il disagio dell\u2019industria cotoniera americana, un tempo la prima del mondo, che da anni investe cifre considerevoli per campagne all\u2019insegna del \u201ccompra americano\u201d, cercando di convincere i consumatori a preferire il prodotto tessuto con cotone nazionale e confezionato negli Usa. In questa campagna, oltre ai richiami patriottici, si sono aggiunti anche argomenti pi\u00f9 moderni e sofisticati: l\u2019idea che oggi il tessuto di cotone americano da lavoratori meglio pagati e meglio protetti sindacalmente di quelli asiatici, mentre la coltivazione non impiegherebbe che in maniera molto pi\u00f9 controllata pesticidi e altri inquinanti chimici: il prezzo maggiore, quindi, si giustificherebbe dal punto di vista etico ed ecologico.<br \/>In effetti, la sempre maggiore attenzione alla sostenibilit\u00e0 ecologica della produzione, in un mondo che i trasporti veloci hanno reso pi\u00f9 piccolo, ma anche dove cominciano a scarseggiare acqua e suolo coltivabile, e salgono i livelli di anidride carbonica che impattano sul clima, porta a limitare lo spostamento non necessario di merci via nave o via aereo, e a porsi il problema degli scarti. Questo, dal lato della riduzione dell\u2019inquinamento da trasporto, sta portando alla riscoperta di coltivazioni tessili italiane tradizionali e dimenticate, come la canapa. Dall\u2019altro, quello della gestione rifiuti, i vecchi \u201ccenciaioli\u201d hanno di fronte a s\u00e9 il nuovo business del recupero con nuove tecnologie degli scarti tessili, la roba che prima non si poteva nemmeno recuperare, e che finiva in discarica, dove ha un fortissimo potenziale inquinante. Ad oggi, solo il 12 per cento di questi scarti \u00e8 avviato al riciclo, e questo comporta non solo uno spreco, ma un danno ambientale di prima grandezza. Una fibra tessile abbandonata nell\u2019ambiente danneggia l\u2019acqua, dove rilascia fosfati e nitrati, produce, se bruciata, quantit\u00e0 importanti di gas serra, pu\u00f2 essere addirittura tossica. Un\u2019industria verde, che chiuda il ciclo, e preservi la terra che all\u2019inizio della filiera ha prodotto lana, lino, cotone, \u00e8 la prospettiva di oggi.<\/p><p style=\"text-align: justify;\"><br \/>https:\/\/unsic.it\/centro-studi\/tessile-la-storia-resta-uno-dei-pilastri-delleconomia\/<\/p><\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cA questo punto, a costo di interrompere il filo del discorso, viene spontaneo un confronto tra il destino dell\u2019Inghilterra e quello dell\u2019Italia. L\u2019Inghilterra si ritrov\u00f2 tra le mani ottima lana quando (nel Medioevo) la lana era la materia prima pi\u00f9 ricercata; (\u2026). 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