{"id":1358,"date":"2022-11-02T09:11:28","date_gmt":"2022-11-02T05:41:28","guid":{"rendered":"http:\/\/iritmag.ir\/it\/?p=1358"},"modified":"2022-11-02T09:53:55","modified_gmt":"2022-11-02T06:23:55","slug":"magazine51-item11","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/magazine51-item11\/","title":{"rendered":"Insostenibile moda: le fibre sintetiche che fanno male all&#8217;ambiente"},"content":{"rendered":"\t\t<div data-elementor-type=\"post\" data-elementor-id=\"1358\" class=\"elementor elementor-1358\" data-elementor-settings=\"[]\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-inner\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-section-wrap\">\n\t\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-element elementor-element-479c195 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default elementor-section elementor-top-section\" data-id=\"479c195\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t<div class=\"aux-parallax-section elementor-element elementor-element-5653279 elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column\" data-id=\"5653279\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap  elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c7ff83a elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"c7ff83a\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\"><p style=\"text-align: justify;\">In una scena del film \u201cQuel che resta del giorno\u201d, diretto da James Ivory, interpretato da Antony Hopkins e ambientato in una grande residenza di campagna inglese negli anni \u201930 del Novecento, due distinti (ma evidentemente poco aggiornati) signori inglesi si interrogano incuriositi su un personaggio che di l\u00ec a poco li avrebbe raggiunti, un giovane milionario americano che ha fatto fortuna nel Nuovo Mondo. Uno dei distinti signori dice all\u2019altro: \u201cPare che abbia un\u2019industria di sintetici\u201d e aggiunge incuriosito: \u201cMa cosa saranno, poi, questi sintetici\u201d?<br \/>Certo a quell\u2019epoca l\u2019industria dei tessuti sintetici era appena agli inizi, un\u2019avventura della chimica e dell\u2019industria degna del progresso del Nuovo Mondo, ma ancora pressoch\u00e9 sconosciuta in Europa. Oggi, per\u00f2, a circa un secolo da quei tempi, tutti conosciamo bene i tessuti sintetici e anzi, molto probabilmente, non riusciremmo neanche pi\u00f9 a immaginarcelo il mondo (Nuovo o Vecchio che sia) senza queste fibre che ormai ci circondano in tutte le forme, di tutte le consistenze e di tutti i colori. Eppure \u00e8 proprio quello che forse dovremmo cominciare a fare: pensare a un mondo libero dalle fibre sintetiche. Sempre se abbiamo veramente a cuore l\u2019ambiente e se abbiamo letto una recentissima ricerca pubblicata su Nature Scientific Reports, che ci sorprender\u00e0 con i suoi risultati. Perch\u00e9, a quanto pare, la principale fonte di inquinamento da microplastiche degli oceani \u00e8 dovuta proprio al lavaggio dei capi d\u2019abbigliamento in fibra sintetica.<br \/>Gi\u00e0 nel 2018 le Nazioni Unite, attraverso l\u2019UNEP, il proprio programma ambientale, avevano lanciato l\u2019allarme sul pericolo rappresentato dal peso che la frenesia dell\u2019industria della moda esercita sull\u2019ambiente a livello globale e non solo per quanto riguarda le risorse utilizzate per produrre i capi d\u2019abbigliamento, ma anche per i rifiuti che questo settore produce.<br \/>Giusto per capire le dimensioni del problema, basti ricordare che l\u2019industria della moda produce il 20% delle acque reflue di tutto il mondo e il 10% delle emissioni globali di anidride carbonica: pi\u00f9 di tutti i voli internazionali e le spedizioni marittime. Le tinture tessili, poi, sono la seconda pi\u00f9 grande fonte d\u2019inquinamento delle acque a livello mondiale, dal momento che per creare un solo paio di jeans occorrono circa 7.500 litri d\u2019acqua. Senza contare tutta l\u2019energia necessaria all\u2019industria tessile e l\u2019inquinamento atmosferico derivante dalla sua produzione. E senza dimenticare, poi, i rifiuti prodotti: sempre secondo l\u2019UNEP, ogni secondo (!) l\u2019equivalente di un intero camion della spazzatura di tessuti, finisce in discarica o viene bruciato.<\/p><\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-element elementor-element-fccdd1e elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default elementor-section elementor-top-section\" data-id=\"fccdd1e\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t<div class=\"aux-parallax-section elementor-element elementor-element-5488b79 elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column\" data-id=\"5488b79\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap  elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-2bd8c90 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"2bd8c90\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-image\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img width=\"1392\" height=\"921\" src=\"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/2-2.jpg\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"\" loading=\"lazy\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-element elementor-element-b8385b0 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default elementor-section elementor-top-section\" data-id=\"b8385b0\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t<div class=\"aux-parallax-section elementor-element elementor-element-c529aca elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column\" data-id=\"c529aca\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap  elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8578a7f elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"8578a7f\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\"><p style=\"text-align: justify;\">Su questa base, l\u2019UNEP prevede che, se questa situazione non cambier\u00e0, entro il 2050 l\u2019industria della moda sar\u00e0 responsabile di un quarto del bilancio mondiale di emissioni di CO2. Infine, c\u2019\u00e8 la questione dei lavaggi: gli abiti infatti non inquinano solo quando devono essere prodotti o smaltiti, cio\u00e8 all\u2019inizio e alla fine della loro esistenza, ma anche durante tutto la loro vita utile, perch\u00e9 il solo fatto di lavarli fa s\u00ec che ogni anno venga rilasciata una gran quantit\u00e0 di microfibre negli oceani.<br \/>\u00c8 proprio quest\u2019ultima la questione che \u00e8 stata affrontata da un team di ricercatori dell\u2019Istituto per i polimeri compositi e biomateriali del CNR di Pozzuoli (NA), Francesca De Falco, Emilia Di Pace, Mariacristina Cocca e Maurizio Avella, autori dello studio pubblicato il 29 aprile sulla rivista Nature Scientific Reports intitolato \u201cIl contributo dei processi di lavaggio degli abiti sintetici all\u2019inquinamento da microplastiche\u201d.<br \/>Le finalit\u00e0 di questo studio erano tanto semplici quanto importanti. Partendo dal fatto che il lavaggio dei tessuti sintetici \u00e8 stato ritenuto la principale fonte di inquinamento da microplastiche primarie negli oceani \u2013 ovvero le plastiche direttamente rilasciate nell\u2019ambiente sotto forma di piccole particelle di dimensioni inferiori ai 5 mm \u2013 i ricercatori hanno voluto quantificare l\u2019effettivo contributo dei processi di lavaggio degli indumenti sintetici a questo problema ambientale. In secondo luogo hanno voluto capire in che modo le caratteristiche dei tessuti influenzavano il rilascio delle microfibre. Per rendere il test quanto pi\u00f9 realistico possibile, hanno eseguito le prove di lavaggio su indumenti commerciali, usando una lavatrice per uso domestico. Dopo i lavaggi le acque di scarico sono state raccolte e fatte passare attraverso speciali filtri con diversa porosit\u00e0. In questo modo sono state determinate con precisione quantit\u00e0 e dimensioni delle microfibre, mentre il rilascio \u00e8 stato \u00e8 stato analizzato anche in relazione alla natura e alle caratteristiche degli indumenti lavati.<\/p><\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-element elementor-element-009cee7 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default elementor-section elementor-top-section\" data-id=\"009cee7\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t<div class=\"aux-parallax-section elementor-element elementor-element-e194eb8 elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column\" data-id=\"e194eb8\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap  elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d155406 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"d155406\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-image\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img width=\"2478\" height=\"1490\" src=\"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/3-1.png\" class=\"attachment-full size-full\" alt=\"\" loading=\"lazy\" srcset=\"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/3-1.png 2478w, https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/3-1-1536x924.png 1536w, https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/3-1-2048x1231.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 2478px) 100vw, 2478px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-element elementor-element-e06541f elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default elementor-section elementor-top-section\" data-id=\"e06541f\" data-element_type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-row\">\n\t\t\t\t<div class=\"aux-parallax-section elementor-element elementor-element-7119b9b elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column\" data-id=\"7119b9b\" data-element_type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-column-wrap  elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4a110fb elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"4a110fb\" data-element_type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-text-editor elementor-clearfix\"><p style=\"text-align: justify;\">I risultati hanno mostrato che la quantit\u00e0 di microfibre rilasciate durante il lavaggio varia da 124 a 308 mg\/kg di tessuto lavato, in base al tipo di indumento. \u00c8 una quantit\u00e0 che corrisponde a un numero di microfibre compreso tra 640.000 e 1.500.000.<br \/>Il team, poi, ha riscontrato che alcune specifiche caratteristiche del tessuto (come il tipo di fibre che costituiscono i fili e la loro torsione) hanno influenzato il rilascio delle microfibre durante il lavaggio e ha anche scoperto che una gran quantit\u00e0 di microfibre di natura cellulosica \u00e8 stata rilasciata da vestiti realizzati con una miscela di poliestere e cellulosa.<br \/>Altre importanti indicazioni, infine, sono state ricavate sulle dimensioni delle microfibre, grazie alla scoperta che la frazione pi\u00f9 abbondante di esse \u00e8 risultata essere trattenuta da filtri con dimensioni dei pori di 60 \u03bcm, con fibre che presentavano una lunghezza media di 360-660 \u03bcm e un diametro medio di 12-16 \u03bcm. In altre parole, i ricercatori hanno ottenuto utili indicazioni anche sulle dimensioni delle fibre che riescono a passare attraverso gli impianti di trattamento delle acque reflue, finendo per rappresentare una minaccia per gli organismi marini.<br \/>Ma come e perch\u00e9 avviene il rilascio delle microfibre? Essenzialmente il distacco delle microplastiche dagli abiti sintetici \u00e8 dovuto agli stress chimici e meccanici subiti dai tessuti durante il processo di lavaggio in lavatrice, che porta al rilascio delle microfibre le quali, grazie alle loro ridotte dimensioni, riescono a passare parzialmente indisturbate attraverso gli impianti di trattamento delle acque reflue, finendo direttamente in mare. Al momento la questione se questi impianti siano in grado (e in che misura) di trattenere queste particelle \u00e8 ancora aperta e dibattuta. Quel che \u00e8 certo, per\u00f2, \u00e8 che una gran quantit\u00e0 di microfibre \u00e8 stata trovata in uscita da almeno 8 impianti di trattamento nella baia di San Francisco e altri studi hanno individuato la presenza di microplastiche simili allo sbocco di impianti in Svezia, Australia e Finlandia, indipendentemente da quella che era l\u2019efficienza degli impianti o dal grado di avanzamento dei trattamenti.<br \/>Il riscontro di questi dati e i risultati dello studio suggeriscono, dunque, che proprio gli impianti di trattamento, grazie alla gran quantit\u00e0 di acque lavorate, potrebbero configurarsi come le porte attraverso le quali le microplastiche raggiungono i mari. D\u2019altra parte la presenza di microplastiche negli ecosistemi marini \u00e8 gi\u00e0 ampiamente documentata, mentre microfibre sono state ritrovate sulle spiagge di tutto il mondo, nelle acque dell\u2019Oceano Pacifico, del Mare del Nord, dell\u2019Oceano Atlantico e persino dell\u2019Artico e nei sedimenti di acque profonde.<br \/>Sulle conseguenze di questo fenomeno per la catena alimentare gli studi sono ancora insufficienti per trarre conclusioni certe ma, per quanto riguarda i possibili effetti sulla fauna marina, si ipotizza che le microfibre di Polietilene tereftalato (il classico PET delle bottiglie d\u2019acqua minerale) ingerite dalla Daphnia magna, una diffusa specie di crostaceo che compone lo zooplancton, potrebbero causarne un aumento della mortalit\u00e0 con ripercussioni negative sulle specie che se ne cibano. Fibre tessili, poi, sono state individuate gi\u00e0 alcuni anni fa anche in pesci e molluschi in vendita per il consumo umano, nei mercati di Makassar, in Indonesia, e della California negli USA.<br \/>La cosa, in effetti, non dovrebbe stupire dato che recenti stime valutano che gli indumenti sintetici contribuiscano per circa il 35% al rilascio negli oceani delle microplastiche primarie di tutto il mondo, facendone, di fatto, la principale fonte di questo inquinante.<br \/>Questo dato, a sua volta, \u00e8 conseguenza del fatto che le fibre sintetiche rappresentano circa il 60% di tutte le fibre consumate ogni anno dall\u2019industria dell\u2019abbigliamento, che ammontano a quasi 70 milioni di tonnellate. Dunque ogni anno l\u2019industria della \u2018fast fashion\u2019, cio\u00e8 della moda rapida e del guardaroba (basato in gran parte sui tessuti sintetici) che deve essere cambiato e rinnovato velocemente, produce indumenti per circa 42 milioni di tonnellate di fibre sintetiche. Questi capi d\u2019abbigliamento, poi, vengono lavati da circa 840 milioni di lavatrici domestiche che, ogni anno, consumano quasi 20 chilometri cubi d\u2019acqua e 100 miliardi di chilowattora di energia.<br \/>\u00c8 un ritmo troppo alto, un peso troppo gravoso da sostenere, prima di tutto per l\u2019ambiente, ma anche per molti lavoratori del settore (spesso residenti in Paesi del Terzo Mondo) sottoposti a orari e condizioni di lavoro massacranti e paghe da fame, per mantenere bassi e competitivi i prezzi dei capi d\u2019abbigliamento.<br \/>\u00c8 per contrastare questo stato di cose che lo scorso 10 luglio, durante il Forum sullo Sviluppo Sostenibile di New York, le Nazioni Unite hanno lanciato l\u2019Alleanza per la moda sostenibile, cui hanno aderito gi\u00e0 10 organizzazioni. Lo scopo \u00e8 incoraggiare il settore privato, i governi e le organizzazioni non governative a creare una spinta, a livello di settore, per ridurre l\u2019impatto sociale, economico e ambientale della moda trasformandola, invece, in un driver per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.<br \/>Insomma, forse \u00e8 arrivato il momento di cambiare abitudini, piuttosto che abiti.<\/p><p style=\"text-align: justify;\">https:\/\/www.ilcambiamento.it\/articoli\/insostenibile-moda-le-fibre-sintetiche-che-fanno-male-all-ambiente<\/p><\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una scena del film \u201cQuel che resta del giorno\u201d, diretto da James Ivory, interpretato da Antony Hopkins e ambientato in una grande residenza di campagna inglese negli anni \u201930 del Novecento, due distinti (ma evidentemente poco aggiornati) signori inglesi si interrogano incuriositi su un personaggio che di l\u00ec a poco li avrebbe raggiunti, un [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":1360,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[14,31],"tags":[32],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1358"}],"collection":[{"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1358"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1358\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1364,"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1358\/revisions\/1364"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1360"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1358"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1358"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/iritmag.ir\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1358"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}