NOWRUZ, IL CAPODANNO IRANIANO E I 7 SIMBOLI PER CELEBRARE L’INIZIO DELLA PRIMAVERA

Vi avevamo già parlato della tradizione iraniana della notte di Yalda, che avviene in occasione del solstizio d’inverno. Ma non vi avevamo ancora detto che in Iran c’è un’altra festa molto importante, soprattutto per quanto riguarda la preparazione di alcuni piatti. Stiamo parlando di Nowruz (o Norouz) dal persiano “giorno nuovo”, il capodanno iraniano, che coincide con l’equinozio di primavera, quindi di solito tra il 20 e il 22 marzo.
L’HAFT SÎN, LE 7 ‘S’ DEL CAPODANNO IRANIANO
Come spesso accade per le feste più importanti, ci si inizia a preparare quasi sempre con grande anticipo. Per il giorno di Nowruz, infatti, si inizia già un mese prima con la fase Khane Tekani, che consiste nella pulizia domestica, non troppo diversa da quelle che noi conosciamo come “pulizie di primavera”; in ogni caso è fondamentale mantenere questo stato di casa pulita fino al giorno stesso. Ma il cuore di Nowruz è l’Haft Sîn, che in iraniano significa sette ‘S’: circa 10-13 giorni prima (dipende da famiglia a famiglia), la tavola viene imbandita con sette elementi i cui nomi iniziano tutti con la esse, da cui appunto il nome. Il numero non è a caso: anche se in generale è ritenuto un numero sacro fin dall’antichità in moltissime culture. Ognuno di questi sette elementi simboleggia qualcosa, che sia di buon auspicio per il nuovo anno:

1.Sekkeh, moneta: prosperità e ricchezza
2.Somagh, sommacco: benessere
3.Sonbol, giacinto: serenità, colore e primavera
4.Sib o Seeb, mela: felicità, salute e bellezza
5.Samanoo o Samanu, grano: fertilità, calore, famiglia e amicizia
6.Sir o Seer, aglio: salute
7. Sabze , erbe: vita

questi simboli possono cambiare da una casa all’altra, così come spesso se ne affiancano e aggiungono altri, sempre rigorosamente con la ‘S’, quali shirini, che sarebbero dei dolci; o senjed, cioè frutta secca; o ancora, serke, l’aceto. Inoltre, a caratterizzare fortemente questa festa ci sono anche delle uova (vere) colorate in modo diverso a seconda della zona, e un vaso con dei pesci rossi, che resta, come nel caso della Yalda, il colore dominante; per questo spesso sono presenti anche melograno e cocomero, seppur fuori stagione. A non mancare mai sono anche dei piccoli dolcetti a forma di cuore (chiamati sohan, ovviamente sempre con la s), che sarebbero dei biscottini profumati con frutta secca e pistacchi. Il tutto accompagnato da tè, la bevanda per eccellenza del capodanno persiano.

Pensate che ll’Haft Sîn è talmente importante che in occasione di Nowruz si allestisce ovunque, in case, locali e ristoranti tanto in Iran, quanto in qualsiasi altro paese dove si trovino iraniani. Ma prima di passare ad approfondire il piatto per eccellenza di questa festa, cioè il Sabzi Polo e pesce,, che sarebbe riso con erbe e verdure Verdi.
IL SABZI POLO, IL PIATTO PER ECCELLENZA DEL CAPODANNO IRANIANO
Il sabzi polo è il piatto per eccellenza del capodanno iraniano, difficile che non ci sia, anche perché come abbiamo visto, fa parte degli elementi con le sette ‘S’. Di base di tratta di un riso (polo) con verdure ed erbe aromatiche fresche e verdi (sabzi), servito quasi sempre in abbinamento a un pesce bianco molto diffuso nel Mar Caspio, che viene preparato ripieno.

https://www.ilgiornaledelcibo.it/capodanno-iraniano/

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Yazd: la città delle torri cattura vento

Yazd è una città conosciuta per la sua architettura persiana dove spiccano le alte torri del vento e dove il vasto centro storico è stato costruito interamente con l’adobe, un materiale da costruzione a base di paglia e argilla. Si puo’ dire che Yazd è un’antica città desertica nell’Iran centrale con un’architettura unica per adattare le circostanze specifiche del deserto, inclusi gli edifici in mattone di fango ed un sacco di torri del vento. La città si stabilì 5000 anni fa in epoca sasanide. Il 10% delle persone di Yazd seguono l’antica religione dello zoroastrismo. Quindi, ci sono alcuni templi del fuoco a Yazd che vale davvero la pena visitare.

Le principali attrazioni turistiche di Yazd
Gli architetti capaci di Yazd avevano considerato le condizioni climatiche del deserto come l’afa, le precipitazioni limitate e soprattutto i venti ululanti e costruire le strutture (per lo più di mattoni di argilla) come torri del vento (Badgir) per il raffreddamento dell’interno degli edifici. Vedreste questi elementi architettonici nelle costruzioni di Yazd.

Centro Storico di Yazd
Al centro storico, i visitatori scopriranno gli elementi architettonici tradizionali di Yazd, come torri del vento, tetti di mattone, muri di fango e l’aspetto antico della città. I visitatori viaggiano indietro nel tempo. Sarà così eccitante esplorare e camminare attraverso i vicoli che si formano come un labirinto. Ci sono anche alcuni caffè sui tetti lì.

Giardino di Dolat Abad
Il Giardino di Dolat Abad è un bel giardino classico nel cuore della città desertica di Yazd. È una tappa imperdibile di Yazd costruita nel 1750 In cui c’è una torre del vento impressionante (33 m di altezza) e quando vi trovate in fondo a questa torre del vento, saprete come funziona.

Torri del Silenzio
Questo è un’incredibile sito di sepoltura zoroastriana, avevano una tradizione unica di esporre i cadaveri agli uccelli e non li seppellivano a non sporcare la terra poiché la terra è considerata sacra nel zoroastrismo. Queste due strutture sono situate sulle colline a 15 km da Yazd ed offriranno un panorama fantastico della città, quindi sarebbe una buona idea visitare questo sito nel pomeriggio per vedere anche il tramonto.

Tempio del Fuoco
Lo zoroastrismo è un’antica religione persiana e tanti seguaci di questa religione vivono a Yazd , infatti questa città viene considerata come il centro di questa religione. Il Tempio di Fuoco di Yazd è un posto bellissimo in cui gli zoroastriani praticavano i loro rituali. Ci sono molti concetti interessanti in Zoroastrismo, quest’antica religione che potrebbe anche essere applicata nello stile di vita d’oggi.

Vicino a Yazd, c’è un altro rilevante tempio del fuoco zoroastriano che si chiama “Ciak Ciak” situato su una montagna. Ogni anno, migliaia di zoroastriani provenienti da ogni parte dell’Iran e persino da altri paesi, specialmente l’India, si riuniscono in questo tempio tra il 14 e il 18 giugno.


Moschea Jamè (Collettiva) di Yazd
Questa è una delle più belle moschee situate nel cuore del deserto. È unica per le sue splendide piastrelle blu e due alti minareti (48 m), che sono i più alti in Iran. Questa moschea fu costruita nel sito di un tempio del fuoco di Sasanidi.
Il Museo dell’Acqua
L’acqua è stata così preziosa nelle città desertiche come Yazd e la gestione delle risorse idriche era davvero importante fin dai tempi antichi. Una tecnica per la gestione delle risorse dell’acqua e uno degli elementi architettonici utilizzati da parte gli ingegneri capaci di Yazd è la costruzione di qanat (acquedotti sotterranei). Il Museo dell’Acqua è un museo interessante che parla della costruzione di qanat,situato in una casa storica di lusso.

Complesso di Amirchakhmaq
Il complesso storico Amirchakhmaq comprende una piazza, una moschea, un bazar e alcune altre parti. L’architettura è bella specialmente nelle notti in cui l’edificio è illuminato in modo attraente. Questo fu costruito nel XV secolo per ordine di Amir Chakhmaq, il governatore di Yazd nell’era dell’Impero Timuride. È da ricordare che le migliori pasticcerie di Yazd sono vicine a questo sito storico.

I miglior posti per mangiare in Yazd
Yazd è famosa per i suoi dolci deliziosi. Il posto migliore dove si potrà trovare quelli migliori è “Haj Khalifeh Ali Rahbar” che il suo negozio principale si trova nella piazza Amir Chakhmaq. I dolci di Yazd (Yazdi) includono Baqlava, Ghottab, Louz e la torta Yazdi.
Ci sono anche molti bei ristoranti a Yazd dove potreste provare piatti tradizionali di Yazd e quelli iraniani in buona qualità. Alcuni dei suoi migliori ristoranti sono “Termeh & Toranj”, “Moshir-ol Mamalek”, “Talaryazd” e “Malek-ol Tojjar” e anche “Hammame Khan”, che era un bagno storico e oggi funziona come ristorante.

I Souvenir di Yazd e I miglior posti per comprarli
Oltre ai dolci Yazdi, i souvenir più famosi di questa città sono i tessuti a mano come “Termeh”, un tessuto fatto di seta, cotone e lana, anche un fazzoletto Yazdi e un velluto Yazdi. Potreste comprare tutti questi nei bazar di Yazd come il bazar di Amir Chakhmagh.

https://fotros.com/it/blog/La-Citt%C3%A0-di-Yazd
https://www.viaggio-vacanza.it/tour-in-iran/06-cosa-vedere-a-yazd.htm

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IL SABZI POLO – IL PIATTO PER ECCELLENZA DEL CAPODANNO IRANIANO

Il sabzi polo è il piatto per eccellenza del capodanno iraniano

Ingredienti per 6 persone

Per il riso
• 1 kg riso basmati
• 200 g porri
• 200 g prezzemolo
• 200 g coriandolo (in foglie o macinato)
• 2 rami di fieno greco
• 200 g aneto
• 2 teste di aglio

Per il pesce
• 2 kg pesce bianco
• 200 g noci
• 1 bicchiere di concentrato di melograno
• 1 cucchiaio di coriandolo tritato
• 1 cucchiaio di menta tritata
• 1 cipolla
• 5 spicchi di aglio
• 1 limone
• q.b. di sale
• q.b. di pepe
• q.b. di olio
• susine secche (facoltativo)

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1/ Tritate tutte le verdure e le erbe aromatiche insieme.
2/ Fate bollire il riso in acqua salata per 10-15 minuti, poi scolatelo quando è ancora al dente, visto che poi dovrà continuare la cottura, e bagnatelo con acqua fredda.
3/ Cospargete una pentola antiaderente con un filo d’olio, poi aggiungete uno strato di riso precedentemente bollito e uno di erbe aromatiche; ripetete l’operazione con un altro strato di riso e uno di erbe. Ricoprite di acqua, chiudete bene con un coperchio in modo che non esca il vapore e fate cuocere a fuoco basso per 30-40 minuti, aggiungendo acqua in caso di necessità.

4/ A questo punto passate alla preparazione del pesce da fare ripieno. Tritate nel mixer le noci in modo da ottenere una granella; in seguito unite con tre cucchiai di menta e coriandolo precedentemente tritati, cipolla tagliata fine, cinque spicchi di aglio e un bicchiere di concentrato di melassa di melograno (che come forse ricorderete dalla Yalda è una costante, sempre presente in quanto buon auspicio); c’è anche chi mette in aggiunta susine secche.

5/ Mischiate bene, poi mettete il tutto nella pancia del pesce precedentemente pulito e cucite con ago e filo (da cucina) per evitare che esca il ripieno.
6/ Una volta pronto, avete due possibilità: metterlo in forno preriscaldato a 180 °C per una mezz’ora circa e avere poi un pesce più succoso; o farlo in padella con un filo d’olio, ottenendo così un pesce più secco. Amir ci assicura che vanno bene entrambi i modi.
7/ Controllate costantemente la cottura (il cui tempo dipenderà dalla grandezza del pesce), poi servite con il riso alle verdure verdi, il sabzi polo; nella tradizione iraniana si accompagna anche con un sottaceto di aglio di sette anni, una vera medicina.

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Baklava

INGREDIENTI PER UNA TEGLIA DI 36X27 cm:

Pasta fillo fresca (rettangolare) 300 g
Burro 300g
Cannella in polvere 8 g
Mandorle pelate 400 g
Per Lo Sciroppo:
Miele millefiori 250 g
Zucchero 200 g
Acqua 200 g

 

Preparazione:
Per realizzare il baklava, per prima cosa sciogliete il burro in un pentolino. Lasciate raffreddare il burro fuso e nel frattempo occupatevi del ripieno: inserite le mandorle pelate in un robot da cucina, e tritatele grossolanamente, poi aggiungete la cannella in polvere, e mescolate per amalgamarla bene.
Prendete una teglia di 36×27 cm (deve avere la stessa misura dei fogli di pasta fillo) e spennellate il fondo con il burro fuso. Adagiate all’interno un primo foglio di pasta fillo e spennellatelo con il burro fuso, poi ricoprite con un secondo foglio di pasta fillo, che spennellerete nuovamente col burro fuso . A questo punto cospargete un terzo del ripieno su tutta la superficie, coprite con altri 2 fogli di pasta fillo, imburrati individualmente, e proseguite in questo modo alternando il ripieno agli strati di pasta fillo, ognuno dei quali deve essere composto da 2 fogli imburrati individualmente: in tutto dovrete realizzare 3 strati. Dopo aver distribuito l’ultimo strato di ripieno, ultimate il baklava con 8 fogli di pasta fillo sovrapposti l’uno all’altro e imburrati individualmente: in tutto dovete utilizzare 14 fogli di pasta fillo. A questo punto tagliate il baklava a rombi di circa 4 cm utilizzando un coltello ben affilato e cuocete in forno statico preriscaldato a 160° per 40 minuti sul ripiano medio.
Nel frattempo preparate lo sciroppo: scaldate l’acqua in un pentolino, poi aggiungete lo zucchero e il miele e lasciate cuocere a fuoco dolcissimo per almeno un’ora.
Una volta cotto, sfornate il baklava e lasciatelo raffreddare completamente. Quando lo sciroppo sarà pronto versatelo ancora caldissimo sulla superficie del baklava in modo da riempire tutte le fessure. Riponete il baklava in frigorifero e gustatelo il giorno dopo!

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Gli eventi digitali continueranno a ricoprire un ruolo chiave anche nel post pandemia. Lo rivela un’indagine di Emeraude Escape

Nonostante si stia assistendo a un deciso allentamento delle restrizioni e a breve potranno ripartire anche in Italia fiere, convegni e congressi in presenza, una netta maggioranza delle aziende continua a programmare eventi virtuali o ibridi anche per la fine del 2021 e per il 2022. Questo è quanto emerge da un’indagine interna di Emeraude Escape, secondo cui l’ascesa degli eventi digitali interattivi in ambito B2B non si fermerà nemmeno nell’era post Covid 19.
Per oltre un anno la quasi totale assenza di eventi fisici su larga scala (fiere, seminari, congressi) ha spinto molte realtà a preferire format virtuali, che in molti casi hanno ottenuto un successo ben oltre le aspettative.
Questa tendenza, che si è progressivamente affermata dall’inizio della pandemia, sembra voler perdurare anche in presenza di minori restrizioni e per un periodo di tempo piuttosto lungo. Infatti, in base a un’indagine interna di una società francese specializzata nella progettazione di soluzioni di gamification su misura per il business, il 90% delle aziende continuerà a scegliere eventi digitali oppure ibridi, ovvero in parte in presenza e in parte virtuali, al posto di quelli fisici per tutto il 2022 e il 2023.
Oltre ai buoni risultati che si sono potuti riscontrare sul campo, le limitazioni che rimarranno presumibilmente vigenti ancora per molti mesi anche nel nostro paese, come il numero massimo di persone, la necessità di dispositivi di protezione individuale, di frequenti disinfezioni e di altre incombenze, insieme alla maggiore flessibilità e alle nuove opportunità offerte dal digitale, stanno inducendo numerose realtà a preferire gli eventi virtuali o ibridi anche per il prossimo anno. Questa previsione viene confermata anche da uno studio recentemente svolto da LinkedIn in Francia, secondo cui il 69% degli organizzatori di eventi B2B ha dichiarato che continuerà a proporre seminari e convegni digitali o ibridi per i prossimi 12 mesi.
“La quasi totalità delle richieste che stiamo ricevendo per questo e per il prossimo anno è relativa a congressi di tipo virtuale oppure in parte digitale e in parte in presenza”, ha dichiarato Virgile Loisance, CEO di Emeraude Escape, che ha proseguito: “Numerose grandi aziende stanno pensando di consentire ai propri dipendenti di lavorare da casa per alcuni giorni alla settimana anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria. SI tratta, infatti, di una modalità flessibile e che offre diversi vantaggi ad ambo le parti, oltre a garantire una maggior sicurezza. La possibilità di proporre eventi virtuali o ibridi particolarmente immersivi e coinvolgenti non fa che rendere un’organizzazione di tipo ibrido ancora più interessante e facilmente attuabile anche sul lungo periodo”.”
Emeraude Escape ha sviluppato una piattaforma che consente di creare eventi digitali, tra cui convegni, training, congressi, escape game, workshop e cyber party, su misura per ogni azienda, favorendo al contempo una partecipazione attiva e coinvolgente e con divertenti sfide tra singoli o gruppi via chat e video.

Tutte le attività vengono poi rese più stimolanti dall’utilizzo di classifiche, sistemi di ricompensa, sfide (campionati, quiz, giochi di ruolo), contenuti esclusivi e molto altro ancora, che andranno a generare una quantità di dati e metriche di sicuro interesse per le risorse umane.

Florian Russo, Responsabile di Emeraude Escape in Italia, ha commentato: “Dal marzo del 2020 le richieste di escape room fisiche aziendali sono comprensibilmente crollate, ma parallelamente abbiamo assistito a un vero boom di eventi virtuali. Unendo i concetti di gamification, phygital e live event, i format digitali che abbiamo sviluppato consentono alle più diverse tipologie di aziende di raggiungere i propri obiettivi, rappresentando, quindi, un’interessante alternativa ai grandi eventi anche nell’era post-COVID”.

https://www.adcgroup.it/e20-express/data-center/ricerche/gli-eventi-digitali-continueranno-a-ricoprire-un-ruolo-chiave-anche-nel-post-pandemia.html

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La Nascita delle Piastrelle in Ceramica Smaltata

Un’ulteriore innovazione – un salto tecnologico e di design – fu la smaltatura, ovvero la decorazione con “vernici vetrose” del supporto in argilla. I primi smalti vennero applicati sempre attorno al III e II millennio avanti Cristo e sempre in mesopotamia ed in Egitto.
La piramide di Saqqara, costruita dal famoso architetto egiziano Imhotep nel 2600 avanti Cristo, vede l’utilizzo di un rivestimento, nella camera sepolcrale, in piastrelle di ceramica smaltate verdi. Le piastrelle non sono incollate al muro ma fissate con dei tasselli metallici.
Questo rivestimento, che si vede nella foto qui sotto, è il progenitore dei moderni rivestimenti in ceramica.

Gli egiziani, quindi, realizzavano lastre di ceramica smaltate e consideravano queste primitive piastrelle prodotti estremamente sofisticati e di prestigio. Erano anche molto costosi da realizzare e pertanto venivano utilizzati solamente in costruzioni di grande rilevanza. Pannelli figurativi in piastrelle smaltate
La smaltatura, abbinata alla “formatura” delle piastrelle, consentì di trasformare le lastre di ceramica in veri elementi di arredamento.
Oltre alle piastrelle smaltate e colorate si diffusero i primi pannelli figurativi di piastrelle in ceramica che venivano collocati nelle pareti di abitazioni e apprezzati per la loro luminosità e per le colorazioni accese.
Sostituivano i dipinti sulle pareti (le piastrelle sono molto più durevoli) nel rappresentare scene mitologiche, religiose, scene di caccia o animali.
L’arrivo delle piastrelle in ceramica in Europa
Ma fino ad ora la storia delle piastrelle si è svolta unicamente in medioriente, in Europa l’utilizzo di piastrelle come rivestimenti decorativi è ancora sconosciuto.

 

È grazie alla diffusione dell’Islam che la piastrella in ceramica da rivestimento arriva in Europa, passando per il nord Africa e raggiungendo la Spagna, durante il dominio moresco.

Il gusto arabo per il decoro geometrico si apprezza all’interno dell’Alhambra a Grenada, il meraviglioso palazzo-residenza del Califfo nel sud della Spagna che ispirò anche Carlo Scarpa.

Ma già nel 1300 l’utilizzo degli Azulejos – rivestimenti in ceramica smaltata – è diffuso sia in Spagna che in Portogallo.
Tuttora nella penisola iberica si possono apprezzare fantastiche pareti di azulejos nelle chiese, sia all’interno che all’esterno, ma anche in stazioni, pareti di abitazioni, arredo urbano…

 

 

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Patina – che cos’è? Dove applicare la patinatura

Da amanti di antichità, molto spesso puoiascolta una parola come patina. Di cosa si tratta, sicuramente vorrebbe conoscere molti utenti di Internet. Sotto nell’articolo, cercheremo di dare la risposta più dettagliata a questa domanda. Allora, cos’è una patina?

Definizione del concetto
Chiunque abbia mai visitato un museo, di sicurovedevo vecchie monete verdoline, oscurate con candelabri temporali, applique, ecc. Coprendo questi oggetti di metallo con un tocco e chiamandoli patina. Il colore di un film del genere può variare ampiamente. Il più delle volte formato sotto l’influenza di fattori atmosferici con patina naturale di invecchiamento ha una sfumatura verdastra. Ma a volte è marrone, grigio scuro o bluastro.

Formula chimica
La risposta alla domanda: “Patina – cos’è questo?” Dal punto di vista chimico è molto semplice. Il film formato rame non è altro che un normale CuCO3. Può essere, per esempio, Cu2(CO3) (OH)2 o Cu3(CO3) 2 (OH). Il raid della prima specie ha sfumature verdastre (malachite), il secondo – bluastro (azzurrite).

La patinatura naturale di solito si verifica inper molto tempo. Molto spesso, un film di una sostanza come il carbonato di rame sui prodotti, a seconda delle condizioni, si forma entro 5-25 anni. Se l’oggetto si trova in un ambiente umido, l’ossidazione, ovviamente, andrà più veloce. In una stanza asciutta, il prodotto sarà coperto in seguito, rispettivamente.

Inizialmente, il concetto di “patina” (cosa sei tuora lo sai) è stato applicato solo al film formato su rame, bronzo o ottone. Più tardi, la stessa parola cominciò a essere chiamata e la placca apparve su un albero, un calco in gesso, una tinta bluastra su acciaio azzurrato, ecc.

Storia della patina

Il fatto che gli oggetti antichi sembrano solidi eprestigioso, tutti lo sanno. La ragione di questo è di solito carbonato di rame – patina. Poiché ci vorrà molto tempo prima che questa nobile placca appaia sulla superficie di un prodotto, sono state sviluppate varie tecniche che consentono di produrle artificialmente.

Le prime cose invecchiate manualmente iniziaronoper tornare nel 14 ° secolo a Firenze. Per la patinatura usavano il gesso, che era pieno di vuoti sulla superficie dei prodotti in legno. Dopo che la miscela di alabastro fu asciugata, la lamina d’oro fu incollata al prodotto. Quindi tutto era coperto di vernice.
La tecnologia della patina di metallo artificialeè stato sviluppato anche molto tempo fa. Gli antichi maestri notarono che la placca formatasi durante l’esaurimento del grasso su utensili di metallo ritarda la sua ruggine. Pertanto, approssimativamente la stessa composizione chimica del film iniziò ad essere applicata a sculture e altri getti artistici.

Dove si usa la patinatura
Oggi, secondo questo metodo, il più delle voltedecorare mobili progettati per locali residenziali. A volte patinato viene utilizzato per l’invecchiamento artificiale di elementi decorativi negli uffici degli uomini d’affari. I prodotti forgiati così decorati sembrano davvero impressionanti. Ringhiere metalliche per scale, recinzioni, parapetti di balconi, ecc. Possono essere decorate con patinatura.

Anche molto spesso questa tecnica è usata perinvecchiamento artificiale della goffratura di rame e ottone. Come in passato, a volte si può vedere la patinatura su oggetti decorativi in metallo fuso (acciaio, bronzo e ghisa). Succede che souvenir “vecchie” monete, medaglie, emblemi, ecc. Sono fatti in modo simile.Molto spesso la patina artificiale copre lampadari di rame, applique, piatti decorativi per rosette, ecc.

Patina artificiale: invecchiamento della vernice
Molto spesso questo metodo delicato viene utilizzato per patinare mobili, pannelli, griglie metalliche, ecc. L’invecchiamento della vernice viene eseguito come segue:
• Un prodotto in metallo o legno viene accuratamente pulito e sgrassato.
• La sua superficie è lucida e talvolta leggermente sbiancata.
• Viene eseguita la patination effettiva. Le vernici sono solitamente usate acriliche. Tali composti sono resistenti alle influenze ambientali avverse e allo stesso tempo sono poco costosi. Per la progettazione di piccoli prodotti possono essere utilizzati e altri, coloranti più costosi.
• Rettifica la superficie. In questo caso, le parti sporgenti del rilievo sono evidenziate e le depressioni rimangono scure. Di conseguenza, il rivestimento patinato è irregolare nei toni.
• Il prodotto è coperto con uno strato protettivo di vernice o olio (per legno).

Invecchiamento di prodotti forgiati, cesellati e gettati con mezzi chimici
I reagenti patinanti sono spesso usati quandoproduzione di prodotti decorativi in metallo. Per ottenere un film nobile su cose come stampaggio, sculture, griglie, ecc., È possibile utilizzare una varietà di prodotti chimici. È molto difficile realizzare un rivestimento verde naturale su oggetti in rame, bronzo e ottone. Ma puoi ottenere una patina di altri colori interessanti. Ad esempio, a volte la lavorazione dei prodotti in rame è realizzata con la seguente composizione:
• fegato solforico – 2-3 g;
• sale da tavola – 2-3 g;
• acqua – 1 litro.
Quando i prodotti di rame vengono a contatto con la soluzione ottenuta, appare una leggera patina di un gradevole colore grigio.

Per l’invecchiamento artificiale degli oggetti decorativi in ​​ottone spesso si utilizzava una composizione del genere:

  • camoscio sale di sodio (fissatore per pellicola fotografica) – 60 g;
  • acido nitrico – 5 g

Come risultato della miscelazione di questi ingredientiinizia una reazione violenta. Il colore della patina in questo caso è quasi nero. I Maestri cercano di usare una soluzione del genere il più rapidamente possibile (massimo entro 20 minuti). Altrimenti, perde le sue proprietà e diventa inadatto alla patinatura.

Come puoi vedere, per l’invecchiamento del metallooggetti del decoro con il metodo chimico sono spesso usati piuttosto pericolosi per le sostanze per la salute umana. Pertanto, tale patinatura viene eseguita solo in guanti e con aperture aperte.

Dove si usa la patinatura termica

Questa tecnologia è molto spesso usata perfare bei prodotti in acciaio. Ad esempio, una tecnica molto semplice è costituita dal bluing. Il metallo viene posto nel fuoco e mantenuto lì fino a quando arrossisce. Quindi viene immerso molto rapidamente in un contenitore con olio motore. Di conseguenza, una patina nera si forma quasi istantaneamente sulla superficie dell’acciaio.

Questo è il modo in cui viene applicatosuperfici in metallo e legno “patina” artificiale. Quello che siamo, lo abbiamo scoperto. In generale, la patina naturale è un riflesso fisico di decenni, secoli e talvolta millenni che sono trascorsi dal giorno in cui il prodotto è stato fabbricato. Diversi tipi di tecnologie di invecchiamento artificiale sono utilizzati al massimo per la produzione di vari elementi decorativi che possono rendere l’interno di un’abitazione solido e prestigioso.

 

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L’arte della ceramica in Italia – Un mini-tour delle città ‘artigiane’

Il Belpaese è sinonimo di storia, tradizione, usi e costumi che – per fortuna – sono ancora tramandati dai nonni ai nipoti e riescono a tenere il passo delle nuove generazioni tecnologiche.

Uno dei mestieri più antichi e preziosi ancora rintracciabili in giro per l’Italia è quello che ha a che fare con la produzione della ceramica: quanto ancora affascina il movimento delle mani di artigiani e artisti intenti a plasmare la loro opera. Possiamo vantare una variegata produzione artigianale disseminata tra musei, botteghe e piccoli borghi storici moltiplicati per infiniti itinerari. Ecco alcune città della ceramica da non perdere.

La Toscana è terra di ceramisti, tappa a Montelupo Fiorentino

L’artigianato di eccellenza è di casa in Toscana, regione famosa per le terrecotte, le maioliche e la porcellana al punto che le ceramiche sono diventate uno dei suoi simboli distintivi nel mondo. A pochi minuti da Firenze si trova uno dei paesi più conosciuti per la tradizione ceramica, Montelupo Fiorentino, con alle spalle ben sette secoli di produzione artistica grazie anche alla presenza del fiume Arno che ha permesso di avviare l’estrazione dell’argilla.

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 Visitare “Montelupo” significa tuffarsi nella toscanità più tipica viste le sue caratteristiche che spaziano dall’amore per l’arte e l’artigianato di qualità, all’imprenditoria di famiglia passando per i paesaggi stupendi e la buona tavola. Il paesino di Montelupo Fiorentino si snoda tra viuzze colorate e botteghe caratteristiche aperte tutto l’anno a chiunque voglia scoprire l’arte della ceramica toscana. Montelupo è nota per essere la casa della Maiolica italiana, una produzione particolare di vasellame che richiede la smaltatura di materiale permeabile.

Il cuore del paese è il Museo della Ceramica realizzato negli anni Settanta dopo la scoperta di un pozzo che conteneva al suo interno numerosi reperti archeologici in quanto era un tempo una discarica delle fornaci. Qui potrete scoprire oggetti di ogni epoca storica dalle tecniche più svariate, ne rimarrete affascinati.

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Viaggio nella ‘terra dei Vasari’, in Umbria è Deruta la città della ceramica
Arrivati all’ingresso del paese sarà un’opera in ceramica a darci il benvenuto, e non potrebbe essere altrimenti visto che qui si trova ovunque. A quindici chilometri da Perugia c’è un piccolo borgo in cima ad una collina sulla Valtiberina e circondato da boschi, il suo nome è Deruta, paesino di seimila abitanti dove almeno un membro per famiglia lavora nel settore della produzione e decorazione. Qui la ceramica si respira nell’aria!
Perdetevi tra i negozietti e i laboratori soffermandovi ad ammirare le varie installazioni sparse in giro come le panchine dei giardinetti (esclusivamente in ceramica), le targhe delle vie, i tavolini del bar fino alle immagini sacre nella chiesa di San Francesco dove ammirare l’icona di Santa Caterina d’Alessandria, patrona dei ceramisti e dei vasai. Non può mancare il Museo Regionale della Ceramica con una lunga la lista di capolavori tra esemplari greci, etruschi, romani fino a diverse opere contemporanee: ben seimila pezzi per tutti i gusti.

Il marchio delle ceramiche di Deruta è conosciuto in tutta Italia con una tradizione che risale al Medioevo; ancora oggi sono molti gli artigiani che vivono di questo mestiere realizzando vere e proprie opere d’arte decorate e dipinte a mano. Impossibile non portarvi a casa un souvenir.

In Costiera Amalfitana c’è la perla delle maioliche, prossima fermata Vietri sul Mare
Piccoli presepi arroccati sulla roccia, mare sublime, atmosfera mediterranea e cibo paradisiaco. Qual è l’altro elemento tipico della Costiera Amalfitana? Facile, le maioliche in ogni angolo, anche dove non te le aspetti. Vietri sul Mare è uno dei comuni più importanti della provincia di Salerno, annidata nel suo golfo in posizione scenografica, dove si incontrano tutti i colori delle ceramiche che qui sono prodotte fin dal Seicento: non per niente vanta il titolo di capitale della ceramica campana.

Simbolo di Vietri è, non a caso, la cupola di maiolica della chiesa di San Giovanni Battista – principale monumento cittadino – che accoglie visivamente chiunque arrivi dal mare, pronto ad immergersi nell’atmosfera antica artigiana. Unici e caratteristici i motivi che contraddistinguono la ceramica vietrese, come il pavone e la palma, gli immancabili limoni, senza dimenticare il soggetto dell’asino lanciato da Richard Dolker e poi diventato di fama internazionale. E così via allo spettacolo ornamentale sulle mattonelle che decorano gli edifici, i mosaici che tappezzano case, scalinate e pavimenti con le tonalità dal marrone al turchese; le ceramiche di Vietri sono uniche per motivi, linee e contrasti con una luminosità pronta a rispecchiare l’atmosfera amalfitana.Anche qui tappa d’obbligo al Museo Provinciale della ceramica a Villa Guariglia per fare un viaggio nella storia della ceramica vietrese dal Settecento ad oggi.

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Tra maioliche e street art, a Grottaglie c’è il cuore della ceramica pugliese

Nelle Murge tra gravine e grotte (appunto) si trova la cittadina famosa per le sue ceramiche tradizionali e non solo. Nell’antico quartiere di Grottaglie ci si imbatte in svariate botteghe con manufatti realizzati secondo tecniche tramandate da generazioni, tra forni di cottura e laboratori artistici che trasformano l’argilla, perché qui è la terra che ha saputo indicare la strada. In quest’area infatti il suolo argilloso ha rappresentato da sempre la principale fonte economica oltre che connotato la struttura paesaggistica.

Inimitabili i famosi ‘bianchi di Grottaglie’, il principale prodotto della tradizione grottagliese insieme alla ceramica popolare: si tratta di un tipo di manifattura artistica d’élite basata sulla forma pura e l’uso dello smalto bianco, vedi le coppe nuziali decorate con colombini o le zuppiere con i piedi leonini. Per una full immersion completa fate tappa al Museo della Ceramica che custodisce più di quattrocento pezzi dal Settecento al XX secolo per ogni tipo e uso.

Oltre alle botteghe di ceramisti – Grottaglie è l’unico centro della regione che può vantare il marchio DOC – vi sorprenderanno i graffiti colorati che hanno ridato una nuova veste estetica alla cittadina. Si tratta di street art che, grazie all’evento Fame Festival, ha portato a Grottaglie artisti da tutto il mondo pronti a colorare con le loro bombolette tutto il centro.

Ceramica fa rima con Caltagirone, il tour parte e arriva in Sicilia
Impossibile parlare di maioliche e non nominare Caltagirone, la città della ceramica per antonomasia. Qui l’arte è ovunque, dai palazzi storici alle strade fino alla Villa Comunale, tutto è impreziosito da maioliche e opere in ceramica nei colori più caldi e accesi come la Sicilia.
Caltagirone è un vero e proprio museo a cielo aperto con più di quaranta chiese, campanili, chiostri, facciate e case antiche arroccati sulla collina a comporre uno splendido mosaico. Gli arabi la chiamavano Qal’at al Ghiran – ovvero Rocca dei Vasi – testimoniando, fin dalle origini, il suo rapporto simbiotico con la ceramica che qui trionfa in ogni sua forma e colore. Tutto qui è realizzato e dipinto a mano, dalle indicazioni stradali ai numeri delle case fino alle decorazioni dei palazzi.

Regina indiscussa di Caltagirone è la famosissima scalinata di Santa Maria del Monte, imponente e scenografica, con ben 142 scalini costruiti in pietra lavica e rivestiti in ceramica smaltata: uno spettacolo per gli occhi e per lo spirito. La scalinata è il ritrovo della vita cittadina ma soprattutto il punto dove i turisti si fermano per una foto di rito approfittando della cartolina d’autore a tema Sicilia. Ogni fila di mattonelle si divide idealmente in dieci settori (uno per ogni secolo) che alternano decorazioni tipicamente sicule appartenenti alle varie influenze artistiche, dall’arabo al normanno fino al barocco.
Salire i gradini della scalinata di Santa Maria del Monte a Caltagirone significa attraversare la storia meravigliosa dell’isola e una volta arrivati in cima godetevi la vista da lassù, ne vale la pena.

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